Controindicazioni della dieta chetogenica
Da sempre, la dieta chetogenica unisce e divide, c’è chi la ama e chi la odia, chi la considera la panacea di tutti i mali e chi inorridisce al solo nominarla. La verità? Come sempre si trova nel mezzo: la dieta chetogenica ha tanti pro, ma non è adatta a tutti. Scopri quali sono le vere controindicazioni della chetogenica, quando può essere rischiosa e perché è fondamentale seguirla sotto la guida di un nutrizionista esperto.
Indice:

La dieta chetogenica è un approccio alimentare che induce il corpo a utilizzare i grassi come principale fonte di energia, riducendo drasticamente l’assunzione giornaliera di carboidrati. Sebbene numerosi studi ne confermino i benefici in termini di dimagrimento, controllo glicemico e salute metabolica, non è una dieta adatta a tutti. In questo approfondimento vedremo le principali controindicazioni della chetogenica, distinguendo tra effetti temporanei, errori di gestione e reali condizioni in cui è meglio evitarla. L’obiettivo è offrire una panoramica chiara e basata su evidenze scientifiche, per aiutarti a capire se e quando la keto può essere davvero adatta a te.
Quando la dieta chetogenica non è adatta?
La chetogenica non è adatta a tutti e in alcune situazioni può essere addirittura controindicata.
Non perché si tratti di una dieta “estrema”, ma di un intervento metabolico profondo che altera il modo in cui l’organismo produce e utilizza energia. Per questo motivo, chi presenta determinate condizioni cliniche deve valutarla con cautela e solo sotto controllo medico.
Le principali controindicazioni della chetogenica includono:
- Diabete di tipo 1 o LADA non controllato: il rischio di chetoacidosi è elevato e può diventare pericoloso. La chetosi fisiologica è diversa dalla chetoacidosi patologica, ma in questi soggetti la differenza è sottile.
- Patologie renali o epatiche gravi: la produzione di corpi chetonici può affaticare fegato e reni, se già compromessi da una patologia in corso.
- Disturbi del comportamento alimentare (DCA): una dieta altamente strutturata e restrittiva può peggiorare il rapporto con il cibo o innescare dinamiche di natura ossessivo-compulsiva.
- Gravidanza e allattamento: in questi periodi la chetosi non è raccomandata per la salute del feto o del neonato.
- Pancreatite acuta o cronica: l’elevato apporto lipidico può esacerbare i sintomi e compromettere il metabolismo dei grassi.
- Uso cronico di farmaci corticosteroidei o ipoglicemizzanti: l’interazione con la chetosi può alterare il metabolismo glucidico e aumentare il rischio di ipoglicemia.
Inoltre, la dieta chetogenica deve essere sempre personalizzata. In soggetti con ipotiroidismo, disfunzioni surrenaliche o condizioni ormonali delicate (come la PCOS), l’approccio deve essere calibrato attentamente. La chiave non è escludere la keto a priori, ma valutare ogni singolo caso clinico per capire se e come applicarla in sicurezza.
Possibili effetti collaterali della dieta chetogenica
Quando si parla di effetti collaterali della dieta chetogenica, è importante distinguere tra reazioni transitorie e fisiologiche (legate al keto adattamento) ed effetti indesiderati veri e propri dovuti a un’applicazione scorretta. Nei primi giorni, il corpo attraversa la cosiddetta “keto-adaptation” — un periodo in cui l’organismo passa dal bruciare zuccheri al bruciare grassi.
In questa fase possono comparire i sintomi temporanei tipici della “keto flu”, tra cui:
- mal di testa, stanchezza o irritabilità;
- alito acetone (odore “fruttato”);
- crampi muscolari o cali di pressione;
- stipsi o disidratazione.
Questi sintomi sono normali e temporanei, e si risolvono in pochi giorni con un corretto apporto di acqua, elettroliti (sodio, potassio, magnesio) e un incremento graduale dei grassi.
Tuttavia, esistono anche effetti collaterali più importanti, spesso legati a errori di gestione della dieta:
- Carenze nutrizionali: se la dieta non include varietà di verdure e micronutrienti, si può incorrere in deficit di fibre, vitamine del gruppo B e magnesio.
- Alterazioni intestinali: un eccesso di grassi saturi o la carenza di fibre può compromettere la flora intestinale.
- Aumento temporaneo del colesterolo LDL: in alcuni soggetti sensibili, soprattutto nelle prime settimane, si osserva un rialzo lipidico transitorio.
- Eccessivo affaticamento fisico o mentale: dovuto a un adattamento incompleto o a un apporto calorico troppo basso.
Uno studio pubblicato su Nutrients (Paoli et al., 2019) evidenzia come gli effetti collaterali della chetogenica siano reversibili e riducibili se il piano è personalizzato e monitorato da un nutrizionista esperto in dieta chetogenica.
Controindicazioni della dieta chetogenica per ogni profilo di paziente
Non tutte le persone reagiscono alla chetogenica nello stesso modo. Fattori come età, sesso, stato ormonale, livello di attività fisica e storia clinica influenzano profondamente la risposta metabolica a questo tipo di approccio.
Ecco i profili per cui la dieta chetogenica deve essere valutata con particolare attenzione:
- Donne in gravidanza o allattamento: durante queste fasi la richiesta energetica e nutrizionale aumenta notevolmente. La chetogenica, per sua natura restrittiva nei carboidrati, può limitare l’apporto di nutrienti fondamentali per la crescita del feto e per la qualità del latte materno. Meglio evitarla e riprenderla solo in un secondo momento.
- Atleti o persone con elevato dispendio energetico: una SKD (standard ketogenic diet) rigida può ridurre la performance e compromettere il recupero muscolare. In questi casi è più indicata una chetogenica mirata (TKD) o ciclica (CKD), che garantisce maggiore disponibilità energetica senza perdere i benefici della chetosi.
- Persone con ipotiroidismo: la keto non è vietata, ma deve essere ben bilanciata per evitare una riduzione eccessiva della leptina e degli ormoni tiroidei T3 e T4, fondamentali per il corretto funzionamento del metabolismo.
- Soggetti con disturbi alimentari o rapporto complesso con il cibo: la struttura rigida della chetogenica può amplificare comportamenti ossessivi e peggiorare la relazione con il cibo. In questi casi è preferibile lavorare prima sulla stabilità comportamentale e sull’educazione nutrizionale.
In sintesi, la dieta chetogenica è un potente strumento terapeutico, ma va applicata con criterio e personalizzazione. Seguirla in modo indiscriminato, senza considerare contesto, stato fisiologico e obiettivi individuali, può trasformare un percorso di salute in un fattore di stress metabolico. Il modo corretto di affrontarla è sempre con la guida di un nutrizionista esperto, che ne valuti rischi, benefici e sostenibilità nel tempo.
Fonti e riferimenti scientifici
Paoli, A. et al. Ketogenic Diet for Obesity: Friend or Foe? International Journal of Environmental Research and Public Health, 2014
Masood, W. et al. Ketogenic Diet, StatPearls [Internet], 2023.
Volek, J.S. & Phinney, S.D. The Art and Science of Low Carbohydrate Living. Beyond Obesity LLC, 2011.
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